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L’ANSIA E L’ANGOSCIA – PARTE DUE

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L’ANSIA E L’ANGOSCIA – PARTE DUE

Esistono molteplici definizioni riguardo all’ansia e all’angoscia: l’Enciclopedia Universale De Le Garzantine definisce l’ansia come uno “stato psicologico costituito da tensione,incertezza penosa, allarme; è considerata patologica se la sua entità è sproporzionata rispetto alla situazione che l’ha determinata”, differenziandola dall’angoscia in quanto “stato d’ansia associato a manifestazioni somatiche: dispnea, accelerazione del battito cardiaco, contrazione della muscolatura striata ecc.”.

Salvatore Battaglia, nel “Grande dizionario della lingua italiana”offre una definizione ancora più chiara: ansia come “stato tormentoso dell’anima, provocato dall’incertezza circa il conseguimento di un bene sperato o la minaccia di un male temuto”, mentre l’angoscia è definita come “ senso di soffocamento, oppressione che genera agitazione, affanno, difficoltà a respirare, ansito”. “Sofferenza fisica o morale, acuta, tormentosa, in cui l’uomo teme di soccombere; preoccupazione assillante che non dà respiro; inquietudine, ansia ossessiva”, “Stato di malessere soprattutto fisico, ma sempre mescolato di apprensione vitale, vicino alle manifestazioni di effettività primordiale, quando l’essere si sente minacciato nella sua esistenza senza saperne bene le cause o senza poter provvedere ai rimedi”.

Come sottolineato anche da Umberto Galimberti, nella sua opera “Dizionario di psicologia”, spesso ci si riferisce all’ansia esclusivamente riguardi gli aspetti psichici dell’emozione, mentre l’angoscia è utilizzato in presenza di manifestazioni somatiche particolarmente intense; sempre secondo lo psicoanalista, per alcuni l’angoscia sarebbe uno stadio più grave dell’ansia, una sorta di espressione nevrotica o psicotica di essa.  Insomma, sulla base di tali definizioni, è affascinante riportare il contributo di Brissaud (1899) “L’ansia è un’angoscia intellettuale, caratterizzata da sentimento atroce di morte imminente, e l’angoscia fisica è data da una sensazione cenestesica di costrizione toracica e soffocamento”: è indubbio il fatto che entrambi i fenomeni, pur nelle loro differenze, appaiono intrinsecamente legati e  creano sconcerto ed insicurezza nel soggetto, spesso non in grado di individuare l’origine di una situazione che arreca tanta sofferenza alla sua esistenza.

Il soggetto ansioso spesso sa di aver paura in maniera irrazionale, eppure non riesce a capire il perché di tale sentimento, né può dominarlo: inoltre, come sottolinea lo psicologo americano Mowrer, il comportamento motivato dall’ansia è di tipo evitante e, se ha successo, riduce l’ansia stessa, rinforzando perciò l’evitamento di particolari eventi o situazioni ansiogene. S’innesca così un pericoloso “circolo vizioso”, in quanto l’individuo vivrà ponendosi continuamente dei limiti, perderà occasioni importanti, da un punto di vista personale e lavorativo, e non riuscirà a godere appieno dei successi ottenuti, in quanto qualcos’altro riattiverà la sua angoscia e si ritroverà nuovamente al punto di partenza.
Oltre che dall’angoscia, come appena descritto, l’ansia si differenzia anche dalla paura: mentre l’ansia è una tensione anticipatoria di un evento minaccioso, ma vago, la paura è una reazione ad un pericolo specifico, cioè ad una minaccia identificabile, ha quindi un oggetto altamente specifico. Sia ansia che paura determinano un elevato arousal, ma la paura è solitamente episodica e diminuisce allontanandosi dalla fonte minacciosa, mentre l’ansia è costituita da un disagio pervasivo, il cui esordio è solitamente incerto ed i limiti non sono chiaramente definiti: inoltre, nella paura rintracciamo sensazioni corporee proprie di una situazione di emergenza, nell’ansia sensazione corporee tipiche di una situazione di vigilanza.

A prescindere dalle differenze che caratterizzano ansia, angoscia, paura, tutte costituiscono stati emozionali negativi, e comportano l’attesa di un qualcosa percepito come inevitabile ed invincibile.

A cura del Dott. Massimiliano Stocchi